Il Processo Referenziale
Il Processo Referenziale, teorizzato da Wilma Bucci (1997), descrive come il materiale non verbale (sensazioni, emozioni, immagini, dentro e fuori dalla consapevolezza) venga tradotto in parole. È un processo bidirezionale: anche le parole che ascoltiamo o leggiamo possono essere riportate alla loro forma non verbale.
- ArousalSi attiva materiale emotivo ai margini della consapevolezza: sensazioni ancora indifferenziate, non esprimibili a parole.
- SimbolizzazioneIl materiale prende forma in un'immagine, un ricordo o un sogno, e viene connesso alle parole.
- RiorganizzazioneIl significato emotivo viene esplorato e rielaborato; da nuove domande può partire un nuovo ciclo.
Le fasi avvengono spesso in quest'ordine, ma simbolizzazione e riorganizzazione possono ripresentarsi più volte. Ciascuna si distingue per il diverso grado di connessione tra sistemi verbali e non verbali, simbolici e subsimbolici (Kingsley, 2010; Khan et al., 2010).
Le fasi in seduta
Le tre fasi lasciano tracce riconoscibili nel linguaggio. Analizzando trascritti di sedute psicoanalitiche, Kingsley (2010) ha mostrato che ognuna ha segnali linguistici distinti:
- ArousalDisfluenze («ehmm», «boh») e false partenze, mentre il paziente cerca le parole. Poca riflessività.
- SimbolizzazioneAttività Referenziale al massimo: racconti di episodi, immagini concrete, poche parole affettive.
- RiorganizzazionePiù riflessività ed etichette affettive, mentre il paziente valuta il significato personale della storia.
Non tutte le fasi compaiono sempre, né sempre in ordine: un paziente può restare bloccato nell'arousal o oscillare tra simbolizzazione e riorganizzazione. Secondo la teoria, la terapia è più efficace quando le tre fasi si presentano, soprattutto all'interno della stessa seduta.
L'Attività Referenziale
L'Attività Referenziale (AR) è il legame tra esperienza non verbale e parole. Quando è alta, chi parla rivive ciò che racconta e lo rende vivido anche per chi ascolta; quando è bassa, il discorso resta astratto e generico.
«Non sopporto la frutta ammaccata. Mi dà i brividi. Ho preso quell'ananas ed era gradevole alla vista, e con le dita ne ho toccato l'interno, quel marrone, melmoso, quella cosa pastosa, mi si è rivoltato lo stomaco.»
Immagini concrete e sensazioni fisiche: il ricordo è vivido.
«Amo le persone e mi piace stare con loro. E adesso mi sento male perché non sono con loro… Guardi, ho avuto una vita piena, penso.»
Riferimenti vaghi: chi parla non sembra connesso alle proprie emozioni.
Esempi da Bucci, Kabasakalian-McKay & the RA Research Group, 1992.
Come si misura
L'AR è una variabile quantitativa. Il primo metodo di misura è l'accordo tra giudici su quattro qualità del linguaggio:
- Chiarezza
- Concretezza
- Specificità
- Immaginazione
Il secondo è computerizzato: il Weighted Referential Activity Dictionary (WRAD), sviluppato da Wilma Bucci e Bernard Maskit a partire da oltre mille segmenti già valutati da giudici (Bucci & Maskit, 2006).
- ~85%delle 140.000 parole di partenza coperte dal WRAD
- 0,5–0,6correlazione con i punteggi dei giudici
- 100+studi condotti con le misure di AR, diversi in italiano
Le misure di AR condividono una sostanziale varianza con quelle della memoria episodica (Bucci, Maskit & Murphy, 2009).
La Teoria del Codice Multiplo
Secondo la Teoria del Codice Multiplo (TCM), elaboriamo l'esperienza con sistemi diversi e solo in parte integrati. Partendo dal lavoro di Allan Paivio, Bucci distingue l'elaborazione verbale da quella non verbale, e quella simbolica da quella subsimbolica: quattro domini d'esperienza.
Simbolico verbale
Le parole: unità di significato che si combinano in rappresentazioni sempre più complesse.Simbolico non verbale
Immagini e rappresentazioni di oggetti ed eventi, da tutti i sensi.Subsimbolico verbale
Prosodia, ritmo e suono delle parole.Subsimbolico non verbale
Intuizione, gesti automatici, comunicazione emotiva tra persone.Anche le parole hanno quindi una parte subsimbolica: il loro suono. Lo mostra un esperimento classico di Köhler (1929; 1947).
Una di queste forme si chiama Kiki, l'altra Bouba. Quale è quale?
Il 95% delle persone chiama Kiki la forma spigolosa e Bouba quella arrotondata, anche vedendole per la prima volta: è il «simbolismo del suono».
Schemi emozionali e narrazione
Gli schemi emozionali si formano nelle relazioni dell'infanzia e guidano il modo in cui viviamo e interpretiamo le emozioni. Sono in gran parte subsimbolici: un volto, un odore o una sensazione del corpo possono riattivarli. Quando uno schema si collega alle parole attraverso un ricordo, l'Attività Referenziale è alta (Bucci, 1997).
La narrazione è la forma di discorso che meglio realizza questo collegamento. Le storie spontanee seguono di solito quattro sezioni (Labov, 1972; Fleischman, 1990):
- Abstractdi cosa parla la storia
- Orientamentochi, cosa, quando, dove
- Complicazioneche cosa è successo
- Codail ritorno al presente
Raccontare un passato doloroso senza «entrare» nella storia può essere una difesa contro la riattivazione del ricordo. Immersione narrativa e Attività Referenziale si misurano in modo diverso, ma vanno di pari passo
Da DAAP a DaapLAB
Il Discourse Attributes Analysis Program (DAAP), creato da Bernard Maskit, analizza i testi con dizionari pesati e non pesati e produce misure basate su operatori di livellamento esponenziale. Nato attorno alla teoria di Wilma Bucci, è stato usato in un ampio range di studi psicologici e linguistici.
DaapLAB © porta l'algoritmo DAAP nella pratica clinica con un software intuitivo, e aggiunge:
- un filtro automatico e regolabile delle porzioni salienti della seduta
- un collegamento diretto tra ogni parola e il suo punteggio
- le covariazioni su estratti personalizzati del testo
- la possibilià di passare in modo automatico e senza diffusione di dati dalla regristrazione della seduta al trascritto